Usufrutto casa genitori: cos’è, come funziona e quanto dura

Usufrutto casa genitori

Spesso succede che un genitore, anziano, manifesti la scelta di voler cedere al proprio figlio l’immobile, riservando al contempo per sé l’usufrutto per il resto della vita.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa soluzione per chi riceve in dono l’immobile? Come funziona e quanto dura l’usufrutto? E se ci sono altri eredi in famiglia? Prima di andare nel dettaglio, è giusto inquadrare meglio l’argomento dandone una definizione.

Che cos’è l’usufrutto?

Si definisce usufrutto quell’istituto giuridico che permette al proprietario di un bene (che può anche essere un bene mobile) di concederne l’utilizzo e i suoi frutti ad una terza persona. Proprio per questo motivo, in genere i termini dell’usufrutto sono tre:

  • Nudo proprietario: si tratta di colui che non può utilizzare il bene, pur mantenendo la titolarità dello stesso. Perché? Proprio per il sussistere del diritto di usufrutto sul bene a favore dell’altra persona;
  • Usufruttuario: si tratta di colui che pur non essendo proprietario del bene stesso, può vantare su quest’ultimo alcuni poteri tipici da proprietario quali la possibilità di abitare nell’immobile o di darlo in affitto a terzi;
  • Bene: che può essere, come già anticipato, sia mobile che immobile, così come può essere consumabile o inconsumabile.

Come funziona l’usufrutto: modalità, contratti e durata

Una volta definiti i termini, si può andare più nel dettaglio. Innanzitutto, è possibile cedere (a titolo di vendita o di donazione) sia l’usufrutto, mantenendo la nuda proprietà, sia la nuda proprietà, mantenendo l’usufrutto. Per intendersi: nel primo caso, il cedente mantiene il diritto alla proprietà ma al tempo stesso non può usufruire del bene. Nel secondo caso, viceversa, il cedente non ha il diritto alla proprietà ma può continuare ad utilizzarlo per tutta la durata dell’usufrutto.

I modi per accedere all’usufrutto sono molteplici. Quello più diffuso è il contratto, che può essere sia a titolo oneroso, ovvero dietro pagamento, che a titolo gratuito, cioè tramite una donazione (che nel caso di usufrutto genitore-figlio è in assoluto la modalità più frequente). Se non viene costituito tramite contratto, l’usufrutto ha luogo per mezzo di un testamento, o per usucapione (tramite l’esercizio delle prerogative dell’usufruttuario su di un bene per un periodo di tempo ininterrotto di 20 anni).

E ancora, l’usufrutto può essere anche legale (previsto dal codice civile, art. 324): questo impone che i genitori con la potestà abbiano in comune l’usufrutto dei beni del figlio, fino alla maggiore età o all’emancipazione. In tal caso i frutti sono destinati a mantenimento, istruzione ed educazione dei figli.

Per quanto riguarda la durata, l’usufrutto è sempre a tempo determinato. Quando viene costituito a favore di una società, ente o associazione (persona giuridica), non può superare i 30 anni, a meno che l’usufruttuario non sia un ente pubblico e i beni siano concessi in usufrutto. Quando invece viene costituito a favore di una persona fisica, non può durare oltre la vita dell’usufruttuario. Ergo, se quest’ultimo dovesse morire prima del termine pattuito, l’usufrutto si estinguerebbe alla morte.

Usufrutto casa: cosa succede all’estinzione?

Una volta cessato l’usufrutto (sia per scadenza naturale dello stesso che per scadenza anticipata a causa della morte dell’usufruttuario) il nudo proprietario torna ad essere proprietario del bene a tutti gli effetti, cioè torna a possedere tutti i tipici poteri che spettano a chi detiene un bene (ad es. viverci o darlo in affitto a terzi).

Usufrutto immobile genitori: tra obblighi, vitalizi ed eredi

Nel caso di usufrutto genitore-figlio, il più delle volte il trasferimento della proprietà viene messo in atto dal primo a titolo di donazione. Al tempo stesso però il genitore riserva per sé l’usufrutto, cioè la possibilità di continuare a vivere nello stesso immobile fino alla morte. In questa situazione, il beneficiario non ha alcun obbligo, ma non sempre va in questo modo.

A volte infatti, all’interno del contratto di donazione, viene stabilito un vitalizio. Di cosa si tratta? In pratica il figlio si impegna, in cambio della futura piena proprietà dell’immobile, di assistere il genitore e di prendersi cura delle sue esigenze. Giuridicamente parlando, il vitalizio impone a tutti gli effetti una controprestazione. Controprestazione il cui inadempimento può comportare la restituzione della nuda proprietà.

A proposito di restituzione. In alcuni casi, gli eredi possono impugnare la donazione. Due sono in genere le ipotesi percorribili:

  • L’usufruttuario (cioè, il genitore) ha donato la nuda proprietà in cambio del vitalizio quando era ormai già malato o in fin di vita. In tal caso l’assistenza del figlio si intende di tipo puramente formale ed il contratto potrebbe ritenersi nullo;
  • L’usufruttuario ha donato la nuda proprietà privando tutti gli altri eredi delle quote che loro spettavano secondo legge. Questi di conseguenza possono, entro 10 anni dall’apertura della successione e non oltre 20 anni dalla donazione, agire contro il nudo proprietario.

Domande Frequenti – Usufrutto

Che cos’è l’usufrutto?

Si definisce usufrutto quell’istituto giuridico che permette al proprietario di un bene (che può anche essere un bene mobile) di concederne l’utilizzo e i suoi frutti ad una terza persona.

Quanto dura l’usufrutto?

Per quanto riguarda la durata, l’usufrutto è sempre a tempo determinato. Quando viene costituito a favore di una società, ente o associazione (persona giuridica), non può superare i 30 anni, a meno che l’usufruttuario non sia un ente pubblico e i beni siano concessi in usufrutto. Quando invece viene costituito a favore di una persona fisica, non può durare oltre la vita dell’usufruttuario.

Cosa succede all’estinzione?

Una volta cessato l’usufrutto (sia per scadenza naturale dello stesso che per scadenza anticipata a causa della morte dell’usufruttuario) il nudo proprietario torna ad essere proprietario del bene a tutti gli effetti.