Rivalutazione Istat canone di locazione: come si calcola?

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La variazione Istat degli affitti è uno degli argomenti più spinosi nell’ambito delle locazioni. Il canone di affitto degli immobili è legato all’indice di variazione Istat. Questo vuol dire, in poche parole, che se il costo della vita aumenta, anche il canone della locazione può subire delle modifiche.

Oggi abbiamo la possibilità di monitorare online la percentuale della variazione Istat mese per mese, per calcolare l’aggiornamento del canone di locazione. Vediamo nel dettaglio come funziona l’aggiornamento Istat dei canoni di locazione.

Adeguamento Istat: cos’è e come si calcola

Per spiegare il concetto di adeguamento Istat partiamo dal fatto che la vita di tutti i giorni ha un determinato costo: beni di prima necessità, servizi, svago. Tutti questi beni di consumo incidono sul costo delle vita, e ogni volta che ci sono delle variazioni (in positivo o in negativo), anche i proprietari di immobili devono adeguarsi.

Facciamo un esempio pratico, la farina aveva un determinato costo dieci anni fa, che nel frattempo è cambiato. Questa variazione non incide solo sui beni alimentari, ma anche su altre tipologie di prodotti e dipende da tutta una serie di fattori. La variazione Istat prende dunque in considerazione tutti i cambiamenti delle abitudini di spesa delle famiglie italiane sulla base di alcuni indici.

I canoni di locazione rientrano tra quei beni che devono adeguarsi alla variazione Istat Foi, un indice che si riferisce ai consumi delle famiglie di impiegati o operai. Tale adeguamento del canone non prevede una percentuale fissa, ma varia in base al contratto di locazione.

Per effettuare il calcolo della variazione Istat abbiamo a disposizione diversi strumenti online, che in poco tempo ci danno i risultati.

Variazione indice Istat canone di locazione

Come si effettua dunque il calcolo della variazione Istat sul canone di locazione? Bisogna partire dalla tipologia di contratto di affitto. In base ad esso, bisogna effettuare il calcolo nel seguente modo:

– contratto libero 4 +4: in questo caso è possibile applicare l’aggiornamento al 100% dell’indice (si considera di solito quello del mese precedente la data di decorrenza del contratto).

contratto a canone concordato: ad esempio il classico 3 + 2, la misura massima applicabile è quella del 75% della rivalutazione Istat.

– contratti di immobili commerciali: dunque ad uso diverso dall’abitativo, il contratto di 6 anni + 6, qui l’adeguamento annuale è fissato al 75%. Fatta eccezione per i contratti con durata superiore a 6 anni per i quali è possibile applicare la misura al 100% (è necessario inserire tutto per iscritto nel contratto).

In quali casi è possibile applicare l’aggiornamento Istat

Prima di tutto occorre stabilire il regime fiscale applicato dal proprietario sui contratti ad uso abitativo e commerciale. Quando il proprietario è in regime di cedolare secca è obbligato a rinunciare all’aggiornamento Istat. In questo caso il canone dell’affitto non può subire variazioni per legge.

La scelta di avvalersi della cedolare secca può essere revocata e, solo con il passaggio al regime Irpef si può fare richiesta dell’aggiornamento Istat (solo se inserito regolarmente nel contratto).

In sintesi, per calcolare la variazione Istat sugli affitti, occorre effettuare un calcolo in misura del 75% o del 100% della variazione dei prezzi al consumo. Nei contratti 4+4 c’è un aumento non superiore al 100%, mentre nei locali commerciali 6+6 si può applicare la rivalutazione al 75% o quella al 100%.

L’adeguamento Istat è sempre calcolato in base all’indice di inflazione più recente e la rivalutazione deve essere applicata al mese successivo a quello della scadenza annuale.

Domande Frequenti – Adeguamento Istat

Cos’è l’adeguamento Istat?

La variazione Istat prende dunque in considerazione tutti i cambiamenti delle abitudini di spesa delle famiglie italiane sulla base di alcuni indici.

I canoni di locazione rientrano tra quei beni che devono adeguarsi alla variazione Istat Foi, un indice che si riferisce ai consumi delle famiglie di impiegati o operai. Tale adeguamento del canone non prevede una percentuale fissa, ma varia in base al contratto di locazione.

Come si calcola l’adeguamento Istat sul canone di locazione?

Bisogna partire dalla tipologia di contratto di affitto. In base ad esso, bisogna effettuare il calcolo nel seguente modo:

  • contratto libero 4 +4: in questo caso è possibile applicare l’aggiornamento al 100% dell’indice (si considera di solito quello del mese precedente la data di decorrenza del contratto).
  • contratto a canone concordato: ad esempio il classico 3 + 2, la misura massima applicabile è quella del 75% della rivalutazione Istat.
  • contratti di immobili commerciali: dunque ad uso diverso dall’abitativo, il contratto di 6 anni + 6, qui l’adeguamento annuale è fissato al 75%. Fatta eccezione per i contratti con durata superiore a 6 anni per i quali è possibile applicare la misura al 100% (è necessario inserire tutto per iscritto nel contratto).