Richiesta agibilità: cos’è, quanto costa e come si ottiene

richiesta agibilità

Chi si ritrova a vendere o a comprare un immobile, prima o poi dovrà fare i conti con il certificato di agibilità, che può essere richiesto dal notaio o da un consulente finanziario. Gli interrogativi possono essere tanti: che documenti servono per averlo? C’è bisogno di tempo? E quanto costa? Prima di andare nel dettaglio proviamo a dare una definizione facendo riferimento alla legge.

Richiesta di agibilità: cos’è e che funzione ha il certificato

Innanzitutto, il certificato di agibilità risulta fondamentale per avere un immobile in regola in quanto attesta la sussistenza di particolari condizioni edilizie, igieniche, energetiche e strutturali. Questo certificato viene regolato dalla legge secondo il Testo Unico dell’edilizia, art. 24, il quale recita: “Il certificato di agibilità attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente”.

In parole povere, per poter vendere, comprare, affittare o sfruttare un immobile per usi commerciali, bisogna assolutamente avere questo documento con sé. Ciò detto, prima di capire come si inoltra una domanda di agibilità, vediamo quali sono i costi medi del certificato ed eventuali sanzioni per chi ne è privo.

Costo certificato agibilità e sanzioni: ecco cosa sapere

Partiamo col dire che la richiesta del certificato di agibilità presenta alcune spese fisse ed altre che invece cambiano in base a diversi fattori. Per quanto riguarda le spese fisse, bisogna considerare le due marche da bollo da 16 euro, da apporre nel momento in cui si effettua la richiesta ed al ritiro. Poi ci sono i costi di segreteria, che cambiano da Comune a Comune ed anche in base al tipo di immobile che si tiene in considerazione, ma in genere si aggirano intorno ai 150 euro complessivi.

Poi bisogna considerare anche il compenso che si dà al tecnico che si occupa dei lavori, o ancora i costi di collaudo statico, oppure quelli per la conformità degli impianti elettrici. Diciamo che in via generale, i costi totali per tutto ciò che serve dovrebbero ammontare a circa 1.000 euro. Una cifra che può salire se, ad esempio, la destinazione d’uso dell’edificio è diversa da quella abitativa.

Chiarito che richiedere l’agibilità per ottenere questo documento è veramente importante, è giusto capire anche quali sono le sanzioni previste per chi ne risulta sprovveduto. Innanzitutto, il legislatore ha stabilito che la mancata segnalazione di lavori di ristrutturazioni per ottenere l’agibilità di un immobile comporta una multa amministrativa che può andare dai 77 ai 464 euro. Ma al di là di quella che può essere la sanzione, è bene sottolineare che l’assenza di questo documento può creare dei problemi seri, soprattutto in tema di compravendita.

Si immagini ad esempio di trattare un appartamento con un acquirente o venditore che risulta privo di questo certificato. In tal caso un ruolo fondamentale è giocato dal notaio, che deve informare le parti in causa e specificare chi deve procurarselo. Andando più a fondo nel tema burocratico, la giurisprudenza ha stabilito l’obbligo di presentare il certificato di agibilità, pena la nullità del contratto ed un eventuale risarcimento del danno.

Richiesta certificato di abitabilità: l’iter per ottenerlo

Vediamo quindi come inoltrare la pratica per richiedere il certificato di abitabilità. Per farlo, bisogna recarsi all’ufficio tecnico del Comune in cui è situato l’immobile. La domanda ha anche dei tempi precisi: va presentata entro 15 giorni successivi al termine dei lavori. A questa vanno allegati una serie di documenti (che si possono ottenere da un tecnico specializzato in materia): la richiesta di accatastamento, l’APE (Attestato di Certificazione Energetica), una dichiarazione di salubrità degli ambienti, una dichiarazione di conformità degli impianti rilasciata dalla ditta installatrice, il collaudo statico, la certificazione di conformità antisismica.

E ancora: la dichiarata conformità della costruzione al progetto edilizio del Comune di appartenenza, un parere dell’ASL riguardo il rispetto delle norme igienico-sanitarie, una dichiarazione di conformità alle norme di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche.

Una volta ottenuti tutti i documenti utili, l’ufficio tecnico ha 30 giorni di tempo per analizzarli. La richiesta del certificato di idoneità alloggiativa può essere fatta non solo dal proprietario dell’immobile stesso, ma anche da altri soggetti quali il titolare del permesso di costruire, oppure il titolare della Scia, Cila, Dia.

L’agibilità è un documento fondamentale, perché anche la più piccola ristrutturazione o modifica effettuata all’interno dell’immobile, può incidere sul livello di sicurezza di un intero edificio, o magari può andare ad intaccare il rispetto di norme igienico-sanitarie. Una regola che non vale soltanto per gli edifici ad uso commerciali, che abitualmente accolgono un gran numero di persone, ma anche per quelli destinato ad un uso abitativo.

A tal proposito, per concludere, è bene sottolineare che la differenza tra abitabilità ed agibilità è venuta meno: in passato i certificati erano considerati diversi, oggi invece risultano sovrapponibili per uso, modalità di richiesta e documenti necessari per la stessa.

Domande Frequenti – Richiesta agibilità

Che cos’è il certificato di agibilità?

Il certificato di agibilità attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente

Come richiedere il certificato di agibilità?

Bisogna recarsi all’ufficio tecnico del Comune in cui è situato l’immobile. La domanda ha anche dei tempi precisi: va presentata entro 15 giorni successivi al termine dei lavori. A questa vanno allegati una serie di documenti (che si possono ottenere da un tecnico specializzato in materia): la richiesta di accatastamento, l’APE (Attestato di Certificazione Energetica), una dichiarazione di salubrità degli ambienti, una dichiarazione di conformità degli impianti rilasciata dalla ditta installatrice, il collaudo statico, la certificazione di conformità antisismica. E ancora: la dichiarata conformità della costruzione al progetto edilizio del Comune di appartenenza, un parere dell’ASL riguardo il rispetto delle norme igienico-sanitarie, una dichiarazione di conformità alle norme di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche.