Recupero dell’acqua piovana: come utilizzarla per la casa

Il recupero dell’acqua piovana consiste nella raccolta di acqua a partire da una struttura che ne consenta l’accumulo per un successivo utilizzo. Di solito questa operazione avviene sul tetto dove la grondaia incanala l’acqua in pluviali fino a raggiungere un qualche tipo di recipiente, come una cisterna. Altri elementi che possono comporre un sistema di raccolta possono essere dei filtri, una centralina elettronica ed un debatterizzatore.

In molti paesi esteri, come in Australia o Germania, il recupero d’acqua piovana è una realtà ben affermata per riutilizzarla in ambito domestico, negli esercizi commerciali o gli uffici.  Purtroppo però, mentre in alcune zone a prevalenza agricola si spera nell’arrivo di piogge per raccoglierne l’acqua, spesso dove c’è una forte urbanizzazione la pioggia diventa anzi un problema perché, invece di venire recuperata, finisce per accumularsi in strada, creando a volte grandi disagi.

Vantaggi nel recuperare acqua piovana

Prima di tutto, l’acqua piovana rappresenta una risorsa relativamente pulita e completamente gratuita. Ciò permette un risparmio notevole energetico ed una gestione completamente autosufficiente dell’uso dell’acqua, sempre in modo ecosostenibile.

L’acqua meteorica può essere conservata anche per l’irrigazione dei giardini pensili oppure come riserva nell’eventualità di una mancanza d’acqua.

Tra gli altri utilizzi possiamo ricordare il lavaggio dell’auto o degli animali domestici ed il riempimento di piscine o fontane.

Per uso domestico l’acqua recuperata può essere sfruttata sia se potabile (una volta filtrata) che non potabile, per le pulizie di casa o del bucato o per la doccia e lo scarico dei gabinetti. Non contenendo calcare, l’acqua della pioggia migliora l’efficacia dei detersivi e le prestazioni della lavatrice.

Un altro vantaggio è rappresentato dal fatto che non occorrono sistemi costosi da installare e mantenere per beneficiarne. Questi impianti possono essere integrati facilmente in una costruzione esistente o introdotti in un edificio appena realizzato.

Normativa riguardante il recupero

In Italia la legge nazionale demanda ad ogni Regione la disposizione e la regolamentazione delle acque piovane, in particolare nel quadro riguardante i bacini di acqua. Sul recupero di acqua piovana l’intervento più completo è offerto dall’articolo 9 della L.R. del 26/06/2009 n.13, secondo il quale “L’acqua piovana proveniente dalle coperture degli edifici è raccolta e riutilizzata sia per uso pubblico che privato al fine del razionale impiego delle risorse idriche”.

Vengono poi, tra l’altro, indicati alcuni usi per cui può essere impiegata e si precisa che in ambito casalingo è necessario considerare anche l’Azienda Unità Sanitaria Locale (USL) per verificare i modi in cui rendere l’acqua potabile, da sfruttare come risorsa secondaria rispetto all’approvvigionamento dalla rete idrica pubblica.

Il recupero delle acque piovane è obbligatorio invece quando la superficie della copertura dell’edificio è superiore a cento metri quadrati e se sono presenti aree verdi irrigabili relative all’edificio con una  superficie superiore a duecento metri quadrati.

Dal 2009 la finanziaria 2008, con legge 244/2007, articolo 1, comma 288, ha disposto che la costruzione di sistemi di recupero sia subordinato, oltre che al tipo di certificazione energetica dell’edificio, anche alle caratteristiche strutturali dell’immobile destinate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque piovane.

Come è possibile raccogliere l’acqua piovana

Anche se il processo resta lo stesso, a seconda della capienza che si vuole raggiungere con i mezzi che si scelgono, la prima cosa da fare per stabilire il modello di impianto più adatto alle nostre esigenze è calcolare l’apporto di acqua piovana, ovvero il tipo di superficie di raccolta e l’entità delle precipitazione, ed il fabbisogno di acqua necessario, massimizzandone quanto più l’utilizzo per evitare l’impiego di risorse pubbliche.

Tra i metodi di recupero dell’acqua troviamo:

  • Serbatoio interrato. Dispone di un filtro già in fase di raccolta e, nel caso vi sia una presenza di acqua in eccesso, l’acqua viene deviata verso la rete di drenaggio.
  • Serbatoio esterno. La soluzione forse più semplice a livello di installazione, un serbatoio esterno può recuperare tra l’80 e il 90% dell’acqua che cade dal tetto durante un temporale per poi filtrarla prima di ridistribuirla.
  • Collettore da collegare alla grondaia e ad una cisterna.