Flat tax, niente detrazioni su ristrutturazioni e interessi mutuo

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Flat tax: ristrutturazioni e interessi mutuo
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L’avvento della “flat tax” di cui alla l. 145/2018 o, meglio, l’estensione del forfettario al 15% a tutte le partite IVA con compensi non superiori a 65.000 euro, ha determinato una buona boccata d’ossigeno all’eterogeneo settore dei professionisti: in via generale, infatti, l’adozione del regime forfettario comporta un notevole risparmio di imposte e tasse rispetto al regime ordinario ma… attenzione a non imbracciare con troppa enfasi questo nuovo recinto fiscale “allargato” o, comunque, entrare in esso con delle prospettive incongrue.

Forfettario, si rinuncia alle detrazioni

Se infatti è vero che l’introduzione del regime agevolato esteso genera concreti benefici a chi consegue non più di 65.000 euro di ricavi / compensi, è anche vero che per sua natura questo regime non ammette il ricorso a deduzioni e detrazioni di ogni natura, ivi comprese quelle che, nel nostro settore, sono le più ricorrenti e “utili” per abbassare il carico fiscale: le detrazioni sulle spese di ristrutturazione, sul risparmio energetico e sugli interessi per i mutui prima casa.

Naturalmente, è difficile che questa privazione possa rendere il forfettario meno conveniente rispetto all’ordinario, considerato che, soprattutto nel caso di professionisti che fatturano compensi che si avvicinano ai 40.000, ai 50.000 o ai 60.000 euro, il risparmio ottenuto con il passaggio dall’ordinario al forfettario sarebbe sufficiente per compensare anche la perdita di tali detrazioni.

Valutare ogni singolo caso

È tuttavia opportuno – rammentiamo, soprattutto per evitare di alimentare false aspettative – valutare attentamente, caso per caso, quel che potrebbe avvenire. Si potrebbe in tal modo scoprire che esistono alcune ipotesi in cui il passaggio alla flat tax… non conviene.

Per esempio, un professionista che fattura circa 35 mila euro con la flat tax può facilmente conseguire un risparmio teorico di circa 3.000 – 3.500 euro annui di imposte sul reddito. Tuttavia, se quello stesso professionista sta intanto godendo di agevolazioni fiscali perché ha ristrutturato un immobile con spese di 60.000 euro, e ha un mutuo prima casa con interessi passivi di 4.000 euro, il discorso cambia. In questa specifica ipotesi, infatti, il professionista rinuncerà a 3.760 euro (di cui 3.000 euro per le ristrutturazioni e 760 euro per gli interessi sul mutuo), andando così a compensare negativamente lo “sconto” fiscale del forfettario.