Facciata termoattiva: cos’è e come funziona

facciata termoattiva

Caldaia? No, grazie. I tempi cambiano e l’innovazione porta in dote strumenti sempre più efficienti anche nel campo architettonico. Uno studio di Milano ha messo a punto un brevetto che riguarda la costruzione di un nuovo sistema per la climatizzazione degli edifici che sfrutta la massa dei muri della struttura stessa.

Si chiama facciata termoattiva ed è destinata a sostituire gli attuali sistemi di riscaldamento delle nostre case ed uffici. Ma andiamo per gradi: vediamo cos’è, quanto costa e come funziona.

Cos’è la facciata termoattiva?

Come si anticipava poco fa, la facciata termoattiva è un sistema innovativo ideato per la climatizzazione degli edifici. Questo sfrutta l’inerzia termica degli stessi edifici. Ergo, le pareti esterne della struttura vengono praticamente sfruttate come se fossero degli accumulatori di caldo e freddo.

La facciata termoattiva è composta da una serie di elementi. Innanzitutto presenta uno speciale termointonaco a base cementizia. Si tratta di un materiale ad elevata resistenza che permette di mantenere una temperatura controllata (tra i 25 ed i 30 gradi), in modo da fare da scudo per eventuali dispersioni termiche.

Sotto questo speciale intonaco (appositamente brevettato) è presente un sistema di serpentine nella quale scorrerà acqua calda o fredda a seconda di esigenze e periodo dell’anno. Il tutto è tenuto sotto controllo grazie ad impianto solare termico (quindi si parla di energia rinnovabile) ed un impianto domotico, che ha il compito di gestire le temperature. È proprio in questo modo che si riesce a sfruttare la capacità di “accumulo” delle pareti dell’edificio. A conclusione del tutto c’è poi uno strato isolante che ricopre il sistema.

Tra brevetti, ristrutturazioni e sperimentazioni: la storia della facciata termoattiva

L’argomento a qualcuno potrebbe non essere nuovo. In effetti di facciata termoattiva si è sentito parlare per la prima volta nel 2019. È proprio in quell’anno che risale la messa a punto del brevetto da parte dello studio DBM di Sesto San Giovanni (Milano).

La facciata, che prende anche il nome di involucro adattivo (in quanto si adatta, appunto, alle diverse condizioni climatiche ed ambientali del luogo e del periodo dell’anno) è stata sperimentata per la prima volta su un edificio residenziale di Paderno Dugnano (Milano) e da lì è stata poi utilizzata per riqualificare alcuni edifici pubblici del comune di Certosa di Pavia: dal municipio agli ambulatori medici, passando per alcune scuole.

Ad aggiudicarsi il bando da 1,8 milioni di euro per l’intervento all’epoca fu la Esco Samso. Questa avrebbe realizzato degli edifici “NZEB”, che è l’acronimo di “Nearly Zero Energy Building”, tradotto: edifici con un consumo energetico quasi pari a zero. A dire il vero però non si è trattato di una vera e propria innovazione, almeno non del tutto.

Come spiegato anche da Gianpaolo Di Giovanni, architetto dello studio DBM, il principio di base della facciata termoattiva infatti era già conosciuto prima che venisse appositamente brevettato. Semplicemente, questo era stato adottato solo nel campo delle costruzioni e mai in quello delle ristrutturazioni.

Considerando però che le stime odierne del patrimonio edilizio italiano parlano di circa 12 milioni di immobili che necessitano di una ristrutturazione, si può intuire la grande potenzialità dell’involucro adattivo. E non è finita qui: dalla messa a punto del brevetto l’Università di Bergamo ha iniziato a studiare un modo per poter armare l’intonaco, così da migliorare la tecnologia anche sotto un altro aspetto: quello del rafforzamento antisismico.

Dove si può installare la facciata termoattiva?

Tornando alla pratica: ma la facciata termoattiva si può quindi applicare ad ogni edificio sottoposto a ristrutturazione? La risposta è negativa. Per fare degli esempi concreti, il sistema funziona bene quando la muratura perimetrale dell’edificio è massiccia. Ergo, si adatta perfettamente alle strutture in cemento armato. Al contrario, risulta poco adatta per quelle realizzate in mattoni.

Discorso simile per gli edifici storici, anche se qui il problema non riguarda tanto la questione della solidità quanto quella della difficoltà nel riprodurre forme e decori della struttura originale. Poco da dire invece per gli edifici in legno: questi di per sé sono già isolati e la facciata termoattiva in tal caso dovrebbe essere superflua.

Quanto costa la facciata termoattiva e se conviene

Concludiamo con i costi. C’è da premettere che un involucro adattivo ha un costo medio sicuramente superiore a quello di un normale cappotto: si parla di una cifra che va dai 50-60 euro fino a 110-120 euro al metro quadrato. La domanda quindi può sorgere spontanea: ma ne vale la pena?

Assolutamente sì. Il ritorno economico dell’investimento è stimato in circa 6-7 anni, praticamente la metà dei 12-13 di un normale cappotto. Questo perché con l’installazione della facciata termoattiva i consumi si riducono quasi allo zero e la gran parte delle volte si può fare a meno anche della caldaia.