Dismissioni immobili pubblici, accelerazione sul censimento del patrimonio

Lo Stato sta accelerando sul censimento degli immobili pubblici da dismettere, con l’ambizioso obiettivo di chiudere il processo nell’arco delle prossime due settimane. Un periodo di tempo molto ristretto, entro il quale bisognerebbe procedere alla corretta formalizzazione del censimento di tutti gli immobili pubblici mediante i quali il governo vorrebbe fare cassa. Considerato che parliamo di più di 58 mila edifici, rimane da comprendere quanto siano elevate le probabilità di concludere nei tempi succitati.

Dismissione immobili pubblici, quanto si spera di ottenere

Rammentiamo in questa sede che l’obiettivo dichiarato del governo è quello di procedere in maniera più spedita del passato nella strada dell’alienazione del patrimonio pubblico immobiliare, con il target di ottenere almeno 1,25 miliardi di euro (950 milioni di euro solo nel 2019), per rimpinguare le casse statali.

L’obiettivo – come abbiamo già affermato – è particolarmente arduo da conseguire, considerando che negli ultimi tre anni moltissime procedure di vendita sono andate sostanzialmente deserte, e che tutto ciò che si è ottenuto è poco più di 260 milioni di euro, ovvero circa 85/90 milioni di euro l’anno. Un decimo, insomma, di quanto ora il governo vorrebbe conseguire nel 2019.

Le stime del Sole 24 Ore

Secondo quanto riepilogato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, il valore immobiliare dismettibile sfiorerebbe i 2 miliardi di euro, da suddividersi in 58mila beni immobiliari, in buona parte (43,5 mila) rappresentati da lotti immobiliari e terreni.

Dopo il completamento del censimento (entro la prima parte di marzo) si dovrà intuibilmente procedere alla valorizzazione di questi immobili e, dunque, al successivo collocamento sul mercato. Ogni passaggio di tale percorso è tuttavia abbastanza aleatorio. Non si sa, ad esempio, quale sia il reale valore di mercato del patrimonio in dismissione, né il modo con cui si vorrebbe cercare di liquidare il mattone riconducibile allo Stato: l’ipotesi più accreditata è comunque quella della costituzione di fondi immobiliari, a cui conferire le unità immobiliari.

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