Contratto a canone concordato, tra suggerimenti e caratteristiche: cosa bisogna sapere

Chi non ha mai pensato di affittare l’appartamento ereditato o la seconda casa acquistata a titolo di investimento? Non è un mistero che mettere a reddito un secondo immobile rappresenterebbe una scelta sensata, portando questa in dote un’entrata extra per le proprie tasche a fine mese. Proprio in tema di affitto, forse non tutti conoscono bene i contratti di locazione a canone concordato ed i relativi benefici che questi possono dare.

C’è da premettere che esistono diverse tipologie di contratti d’affitto. Giusto per fare un esempio, uno dei più comuni è quello cosiddetto “a canone libero”. Già dal nome si può intuire che si tratta di una scelta contrattuale dove le parti chiamate in causa possono decidere autonomamente l’importo che l’inquilino deve corrispondere al proprietario.

Questa tipologia di contratto (definita anche 4+4) è regolata dalla legge 431 del 1998 ed è diffusa soprattutto in quei casi in cui le condizioni abitative sono stabili e non transitorie. In caso contrario però, per chi ha bisogno di un contratto transitorio e di breve durata, il contratto di affitto a canone concordato è senza dubbio il migliore. Vediamo perché e come funziona.

Contratto canone concordato: come funziona e perché conviene

Partiamo dalle basi. Con i provvedimenti presi dalla legge di Stabilità del 2016, il contratto di locazione a canone concordato è diventato in assoluto una delle formule più convenienti per sancire un contratto di locazione ad uso abitativo, sia dal punto di vista delle modalità che dei benefici fiscali che ne derivano per entrambe le parti in causa.

Questo contratto è regolamentato dalla legge n°31 del 1998 e per poter essere valido deve essere bollato dalle associazioni di categoria firmatarie degli accordi locali. In pratica questa sostiene che inquilino e proprietario debbano concordare la cifra mensile di locazione facendo riferimento a delle tabelle nelle quali sono definiti dei parametri economici minimi e massimi che si rifanno a zona, durata temporale e tipologia di immobile.

Nella fattispecie, questi parametri sono stilati sulla base di particolari accordi territoriali fra organizzazioni di proprietari di immobili ed inquilini. A tal proposito c’è da dire che, nonostante l’aumento della pratica di affitto a canone concordato negli ultimi anni, ci sono aree geografiche dove questi parametri non sono stati ancora stabiliti. Ebbene, in tali zone questa tipologia di contratto non può essere sottoscritta.

Per quanto riguarda i vantaggi: anzitutto, il contratto transitorio a canone concordato garantisce un accordo quanto più fluido ed omogeneo possibile. Ma i veri benefici riguardano soprattutto il punto di vista fiscale. Bisogna sapere infatti che il proprietario che sceglie questo tipo di contratto, può beneficiare di:

  • una riduzione della base imponibile per IRPEF e imposta di registro;
  • una riduzione dell’IMU e della TASI al 75%;
  • una cedolare secca al 10%. E l’inquilino invece?

In primis ha la possibilità di usufruire di un canone d’affitto più basso rispetto ai valori medi di mercato, ma non solo. Se la casa in questione è utilizzata come abitazione principale, può ottenere una detrazione dell’imposta per i redditi derivanti dall’IRPEF dai 495,80 ai 247,90 euro a seconda del proprio reddito.

Contratto locazione canone concordato, agevolazioni e modalità: cosa tenere a mente

Finora si è trattato dell’argomento in maniera abbastanza lineare. La verità è che ci sono una serie di aspetti di cui tenere conto quando si deve stipulare un contratto di locazione a canone concordato. Innanzitutto, la registrazione dello stesso è sempre obbligatoria e va effettuata entro i 30 giorni dalla stipula, altrimenti il contratto è da ritenersi nullo. Inoltre, per la stipula di questa tipologia di contratto è obbligatorio l’uso di modelli predefiniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Un’altra cosa da sapere è che, per procedere alla registrazione del contratto senza il rischio di incorrere in sanzioni, bisogna allegare alcuni documenti. Prima fra tutti la certificazione energetica dell’edificio, insieme alla dichiarazione di conformità degli impianti. Per ricevere le agevolazioni fiscali poi, bisogna allegare anche l’attestazione della rispondenza del canone ai contenuti degli accordi.

Allo stesso modo, per avvalersi della cedolare secca, bisogna esplicitamente specificarlo in fase contrattuale. Per quanto riguarda la modalità di registrazione contrattuale: il consiglio è quello di farsi seguire da un professionista del settore immobiliare. Per chi decide invece di agire in autonomia, è bene sapere alcune cose.

Contratto affitto canone concordato: come registrarlo

Per registrare un contratto di locazione a canone concordato bisogna per prima cosa compilare il cosiddetto modello RLI, il cui acronimo sta per “Registrazioni Locazioni Immobili”. Questa pratica ovviamente deve essere a cura del proprietario. Una volta compilato tale modulo, in sostanza sono tre le strade percorribili.

La più comune è quella di avvalersi, appunto, di un agente immobiliare abilitato che possa seguire la pratica. Al contrario ci si può recare personalmente all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate. In alternativa, la pratica si può gestire anche online utilizzando i servizi telematici della stessa.

Domande Frequenti – Affitto Canone Concordato

Che significa canone concordato?

Questo contratto è regolamentato dalla legge n°31 del 1998: in pratica questa sostiene che inquilino e proprietario debbano concordare la cifra mensile di locazione facendo riferimento a delle tabelle nelle quali sono definiti dei parametri economici minimi e massimi che si rifanno a zona, durata temporale e tipologia di immobile.

Come si calcola il canone concordato?

Questi parametri sono stilati sulla base di particolari accordi territoriali fra organizzazioni di proprietari di immobili ed inquilini. A tal proposito c’è da dire che, nonostante l’aumento della pratica di affitto a canone concordato negli ultimi anni, ci sono aree geografiche dove questi parametri non sono stati ancora stabiliti. Ebbene, in tali zone questa tipologia di contratto non può essere sottoscritta.

Come stipulare un contratto di locazione a canone concordato?

Per registrare un contratto di locazione a canone concordato bisogna per prima cosa compilare il cosiddetto modello RLI, il cui acronimo sta per “Registrazioni Locazioni Immobili”. Questa pratica ovviamente deve essere a cura del proprietario. Una volta compilato tale modulo, in sostanza sono tre le strade percorribili. La più comune è quella di avvalersi, appunto, di un agente immobiliare abilitato che possa seguire la pratica. Al contrario ci si può recare personalmente all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate. In alternativa, la pratica si può gestire anche online utilizzando i servizi telematici della stessa.