Come si dichiara il domicilio? Come fare per essere in regola

come si dichiara il domicilio

Vi siete da poco trasferiti in una nuova casa e vi state chiedendo se e cosa occorra fare per dichiarare il diverso domicilio.

Nel caso serva, ad esempio, comunicarlo sul luogo di lavoro, come vedremo, basterà compilare una semplice autocertificazione.

Secondo la definizione che ne fa l’articolo 14 della Costituzione, “Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi”. Vediamo cosa si intende nello specifico.

Differenza tra residenza e domicilio

La prima cosa da chiarire è innanzitutto il fatto che parlare di domicilio è diverso da quella che viene definita come residenza. Quest’ultima appare come indirizzo sulla carta d’identità mentre il domicilio no.

È importante conoscere cosa cambia tra le due per non commettere errori nel dichiarare sui documenti dove, per esempio, andare a votare, ricevere la posta o altro tipo di comunicazioni ufficiali.

Se non corrisponde con la residenza, è probabile sia perché nel domicilio si svolge solitamente la vita professionale. Quindi si può essere residenti in una data città ma lavorare dove siamo domiciliati.

La residenza, infatti, è definita dall’articolo 43 del Codice Civile come “Il luogo in cui la persona ha la dimora abituale”, quindi non si tratta di un alloggio temporaneo (anche se vi si resta per alcuni mesi).

Oltre alle cose citate, nel comune di residenza si richiedono i certificati anagrafici nonché il rinnovo della carta d’identità e si sceglie il medico di famiglia.

A differenza di quanto avviene per la residenza, per dichiarare l’indirizzo di domicilio la legge non richiede una comunicazione ufficiale ma potrebbe essere necessaria un’autocertificazione, ad esempio se viene richiesta dall’Agenzia delle Entrate o da altri uffici della Pubblica Amministrazione.

Cosa fare per dichiarare il domicilio

Prima di passare ai dettagli sul contenuto dell’autocertificazione, va tenuto presente che esistono cinque distinti tipi di domicilio tra cui poter scegliere. Scopriamoli insieme.

1) Domicilio volontario, quello che viene scelto dalla persona in autonomia e volontariamente per abitarvi;

2) domicilio legale, che si compie secondo la legge verso un soggetto minore o interdetto, a viene riconosciuto il dovere di convivere nello stesso luogo in cui risiede il genitore o il tutore;

3) domicilio generale, ovvero il luogo in cui avvengono tutti gli affari di un individuo;

4) domicilio speciale, quello scelto per un solo tipo di affare come potrebbe accadere nel caso in cui, durante un processo legale, un dato cliente scelga l’indirizzo del proprio avvocato come domicilio presso le quali vengono inviata tutta la corrispondenza di pertinenza del caso;

5) domicilio digitale, ovvero il luogo in cui un soggetto può essere rintracciato per le comunicazioni via email, sia standard che PEC.

Abbiamo prima parlato del fatto che esistono situazioni in cui viene richiesta un’autocertificazione che attesti il nostro domicilio.

I requisiti necessari per poter usufruire dell’autocertificazione di domicilio sono la cittadinanza italiana o comunitaria, la maggiore età o la firma di un tutore legale in caso di minori o interdetti. Per quanto riguarda i cittadini extracomunitari, questi dovranno possedere un regolare permesso di soggiorno.

Per averla è possibile scaricarne il modello tramite rapida ricerca su Internet: al suo interno, oltre ovviamente a dover indicare i propri dati personali, di contatto e l’indirizzo, presenta una dicitura, supportata da relativa norma del Codice Penale, in cui si notifica che ciò che qui viene esposto non costituisce dichiarazione mendace.

Infine, viene appunto confermato che l’indirizzo indicato è stato selezionato come proprio domicilio.

L’autocertificazione di domicilio può essere consegnata dove si lavora, presso gli uffici della Pubblica Amministrazione e le aziende che gestiscono i servizi pubblici, ed essi saranno tenuti ad accettarla, secondo  quanto previsto dalla legge.