Architettura bioclimatica: quando la casa provvede da sola al fabbisogno energetico

Una concezione architettonica sostenibile e amica del portafoglio, la conoscevate già?

E se vi dicessimo che esiste un tipo di architettura pensata per valorizzare al massimo gli elementi naturali e che punta a una pressoché totale autonomia energetica? Pensereste che stiamo parlando di fantascienza e invece vi stiamo descrivendo l’architettura bioclimatica. Non ne avete mai sentito parlare ma siete incuriositi? Continuate a leggere.

Architettura bioclimatica: una definizione super green

L’architettura bioclimatica punta a usare gli elementi naturali (sole, vento, terreno e vegetazione) per realizzare edifici termicamente efficienti e caratterizzati da confort termico senza ricorrere a impianti di climatizzazione. L’approccio è legato all’idea dell’autosufficienza e nasce per minimizzare le scelte che comportano l’uso di grandi quantità di energie non rinnovabili.

Le origini dell’architettura bioclimatica risalgono agli anni ’70, quando la crisi energetica porta il costo dei combustili fossili ad aumentare, è allora che i concetti di architettura e bioclimatica iniziano a viaggiare insieme, alla ricerca di soluzioni alternative.

Architettura bioclimatica: come funziona

Ma come funziona in concreto l’architettura bioclimatica? Il punto di partenza è il microclima domestico e l’obiettivo da raggiungere è il comfort termico dell’abitazione senza sprecare energia. Come è possibile? Secondo l’architettura bioclimatica il confort climatico, dunque una casa calda in inverno e fresca nei mesi caldi, si raggiungerà studiando apposite strategie per ottimizzare l’interscambiabilità termica tra l’ambiente e l’edificio.

Per scendere nel concreto, nelle regioni a clima temperato (di cui fa parte anche il nostro Paese) si distinguono tre diverse fasi termiche a cui l’architettura bioclimatica farà corrispondere diverse prassi da adottare e caratteristiche dell’edificio:

  1. Fase invernale: in questo periodo è necessario agevolare la presenza di raggi solari sulle pareti e sulle finestre per scaldare gli ambienti interni; sarà poi buona prassi curare l’isolamento termico così da trattenere il calore.
  2. Fase estiva: a differenza della fase invernale occorre proteggere l’edificio dall’irraggiamento solare con dei sistemi di ombreggiamento e avere involucri di massa elevata e ad alta inerzia termica. Non dimenticate anche di favorire la naturale ventilazione dell’edificio.
  3. Fase mezza stagione: trattandosi di un periodo di transizione tra le due frasi precedenti, è opportuno predisporre sia soluzioni in grado di rinfrescare che di riscaldare.

Insomma, dimenticarsi del condizionatore e dell’impianto di riscaldamento acceso h24 vuol dire tenere a mente che le esigenze termiche dell’edificio mutano a seconda della stagione e della latitudine e che è compito dell’architettura bioclimatica definire le caratteristiche geometriche della casa, la sua localizzazione e il suo orientamento.

Esempi di architettura bioclimatica recenti e antichi

Dati i suoi vantaggi sia economici che per l’impatto ambientale, sono molti gli esempi di architettura bioclimatica riscontrabili in tutto il mondo (Italia compresa) e la cosa più affascinante è che modelli di architettura bioclimatica sono individuabili anche in tempi antichi, prova evidente che la consapevolezza di poter usare bene gli elementi naturali, i materiali e la disposizione degli edifici accompagna l’uomo da molto tempo.

Energy Box, l’Aquila (Italia)

Realizzato nel 2013 dall’architetto Pierluigi Bonomo partendo da un vecchio edificio in mattoni che era stata fortemente danneggiata dal terremoto del 2009. La struttura è stata rivestita con speciali pennelli in legno e arricchita con moderne tecnologie per produrre fonti di energie rinnovabili.

Villa B, Lione (Francia)

Un vero e proprio modello di architettura bioclimatica, Villa B. è una struttura che annulla i suoi consumi energetici grazie a un cappotto d’involucro e a un orientamento a nord-sud, capace di sfruttare bene le caratteristiche del legno per abbattere la dispersione termica.
La villa è stata progettata dagli architetti di Tectoniques e inaugurata nel 2013.

Cliff Palace, Mesa Grande (Messico)

Un villaggio in terra cruda costruito dagli Anasazi nel tardo XII sec. d.C. in una zona dal clima desertico, il villaggio sfrutta la cresta rocciosa che lo sovrasta per proteggersi dal sole nei mesi estivi mentre la stessa cresta non impedisce ai raggi solari di scaldare in modo passivo gli edifici nei mesi invernali.

Domus dei Dioscuri, Pompei (Italia)

una delle Domus più importanti di Pompei, caratterizzata dalla presenza di un peristilio: un portico colonnato che circonda un cortile aperto, struttura tipica nelle case patrizie dell’Antica Roma e che garantiva freschezza agli ambienti.

In conclusione, l’architettura bioclimatica è un approccio innovativo ma allo stesso tempo insito nelle più antiche concezioni abitative dell’uomo. Una risorsa da tenere a mente se state pensando di acquistare un terreno edificabile o di ristrutturare un’abitazione e desiderate rivedere il vostro impatto energetico.

Domande Frequenti – Architettura Bioclimatica

Cos’è l’architettura bioclimatica?

L’architettura bioclimatica punta a usare gli elementi naturali (sole, vento, terreno e vegetazione) per realizzare edifici termicamente efficienti e caratterizzati da confort termico senza ricorrere a impianti di climatizzazione. L’approccio è legato all’idea dell’autosufficienza e nasce per minimizzare le scelte che comportano l’uso di grandi quantità di energie non rinnovabili.

Come funziona l’architettura bioclimatica?

Il punto di partenza è il microclima domestico e l’obiettivo da raggiungere è il comfort termico dell’abitazione senza sprecare energia. Come è possibile? Secondo l’architettura bioclimatica il confort climatico, dunque una casa calda in inverno e fresca nei mesi caldi, si raggiungerà studiando apposite strategie per ottimizzare l’interscambiabilità termica tra l’ambiente e l’edificio.